I relitti di Ponza

I fondali di Ponza custodiscono diversi relitti: grandi navi della Seconda Guerra Mondiale, imbarcazioni legate alla storia dell'isola e strutture che, con il passare del tempo, sono diventate parte integrante dell'ambiente marino.


Immergersi su un relitto significa osservare da vicino la storia che il mare ha conservato, ma anche scoprire come la vita marina si sia impossessata di questi reperti.

LST-349 Prua

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La LST-349, Landing Ship Tank, era una nave a fondo piatto progettata per trasportare truppe, mezzi pesanti e rifornimenti e affondò a Ponza il 26 Febbraio 1944, durante una violenta mareggiata.

La nave, spinta contro la costa dalle onde, si spezzò in due. 

La prua è la parte meglio conservata e oggi riposa in assetto di navigazione su un fondale sabbioso, con il ponte, meno profondo, sui 20 metri fino arrivare con il fondo dello scafo sui 27.

Durante l'immersione è possibile osservare la sagoma della nave per intero, il cannone e le due mitragliatrici ancora presenti sul ponte, oltre al grande portellone di prua e agli ambienti interni della nave.

Alcune zone conservano ancora elementi della vita a bordo, come stivali, proiettili e maschere antigas e con il tempo sulle strutture si sono sviluppate colonie di gorgonie e altri organismi marini.

LST-349 Poppa

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A circa 50 metri dalla prua si trova la poppa del relitto, adagiato anch'esso su fondale sabbioso, ad una profondità massima di 22 metri.

La poppa è la parte più grande, ma in uno stato di conservazione peggiore. Durante l'affondamento si è parzialmente distrutta e successivamente insabbiata mantenendo però la struttura ancora chiaramente riconoscibile.

Sono visibili il timone, la torretta di controllo e la sala macchine, all'interno della quale è possibile avventurarsi per subacquei con più esperienza.

La zona esterna è diventata rifugio per la fauna marina come cernie, murene, banchi di saraghi e polpi.

Kastel Luanda

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A pochi metri dalla costa di Cala dell'Acqua si trova il relitto Kastel Luanda.

La nave, costruita negli anni 50, era utilizzata per il trasporto di minerali provenienti dalla miniera di Bentonite e Caolino che si trovava nella zona di Cala dell'Acqua. Affondò negli anni 70 e oggi i suoi resti si trovano ad una profondità di appena 6-8 metri.

Il relitto, ormai in parte deteriorato è diviso in due grosse parti appoggiate sul fianco su un fondale sabbioso e sono ancora chiaramente riconoscibili gli oblò, il timone e l'elica di poppa e la grande ancora, ad una decina di metri dalla prua.

La bassa profondità e la particolare conformazione del sito permettono di osservalo anche dalla superficie.

La nave romana della Secca dei Mattoni

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La secca dei mattoni, situata a largo di Lucia Rosa, prende il nome da un antico naufragio: qui affondò una nave romana che trasportava un carico di mattoni e anfore.

Il relitto, non più riconoscibile, si trova ad una profondità di 30 metri e rappresenta una preziosa testimonianza degli antichi traffici commerciali che attraversavano il Mediterraneo.

Nel corso degli anni, le anfore che facevano parte del carico sono state in gran parte recuperate o trafugate, mentre sono ancora ben visibili i mattoni trasportati dalla nave e l'ancora.

Immergersi sulla secca dei mattoni significa quindi esplorare non solo un meraviglioso fondale ricco di vita, ma anche un luogo che conserva una piccola parte della storia dell'isola.